Spazio di ricerca europeo


Bruxelles, 31/01/2008

 

Il Parlamento europeo ha approvato a larghissima maggioranza (602 favorevoli, 18 contrari) la relazione di Umberto Guidoni (europarlamentare PdCI) sullo Spazio Europeo della Ricerca.

 

Guidoni ha spiegato che "il contesto mondiale si è evoluto notevolmente dal 2000 quando è stata varata la strategia di Lisbona:

- la globalizzazione ha subito un'accelerazione e la conoscenza è diventata un elemento chiave delle nuove dinamiche globali. Una quota sempre maggiore di R&S sarà localizzata fuori dell'Europa (con le tendenze attuali, in futuro, la quota europea rappresenterà meno del 10% della produzione mondiale di conoscenza).

- le sfide che dobbiamo affrontare, in Europa e nel mondo, sono sempre più complesse (le disparità socio-economiche, l'impatto dei cambiamenti climatici, l'invecchiamento della popolazione, i rischi di malattie infettive) ed occorrono azioni concertate a livello UE e globale nell'ambito della scienza e della tecnologia”.

L'europarlamentare ha citato la lunga tradizione di eccellenza europea nella R&S, rilevando però un'eccessiva frammentazione (l'80% della ricerca pubblica è condotta a livello nazionale). "Ciò significa - ha sottolineato - non sfruttare appieno il potenziale di ricerca UE: occorre puntare sull'integrazione a livello continentale anche prendendo esempio da organizzazioni come il CERN e l'ESA, che costituiscono storie esemplari di successo”.

Guidoni ha spiegato che “sarà richiesto uno sforzo senza precedenti per tentare di realizzare un reale Spazio Europeo della Ricerca:

- per creare un'area di libera circolazione delle conoscenze, dei ricercatori e della tecnologia che è essenziale per aumentare la cooperazione fra Stati Membri, per stimolare l'innovazione e conseguire una migliore allocazione delle risorse.

- per favorire una politica di ricerca radicata nella società europea, per conseguire un equilibrio tra competizione e cooperazione e per sviluppare l'eccellenza a livello mondiale”.

Al termine della votazione, il relatore si è soffermato sulla condizione della ricerca italiana. “Per l'Italia” – ha concluso l'europarlamentare Pdci - “si tratta di una sfida difficilissima. Per giocare un ruolo propulsivo, il nostro Paese deve aumentare gli investimenti (oggi siamo il fanalino di coda dell'UE) e, sopratutto, deve aprire le porte dell'università e dei centri di ricerca alle migliaia di giovani ricercatori che oggi sono in condizioni di precarietà”.

 


 

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