
|
|
||
|
Strasburgo 12 Novembre 2007 Signor Presidente, onorevoli colleghi, in questi giorni, di fronte all'uccisione di Giovanna Reggiani, aggredita brutalmente da un cittadino rumeno e a cui va tutto il nostro cordoglio, in Italia molte forze politiche hanno tirato in ballo l'Europa, ma quello che è accaduto non è certo attribuibile all'Europa allargata, a Schengen o alle direttiva europee sulla libera circolazione all'interno dell'Unione europea. Ci sono problemi che vengono da lontano, che meriterebbero un approccio meno superficiale e che non si possono affrontare con un decreto emanato in tutta fretta per quietare l'opinione pubblica. Proprio per questo occorre fare attenzione e ricondurre tutta la vicenda dentro un piano di civiltà giuridica che non può essere piegata ad emozioni o alle logiche emergenziali. Lo Stato di diritto impone che la responsabilità penale sia individuale e non attribuibile a categorie collettive. Deviare da questo principio sarebbe un precedente pericoloso che porterebbe alla criminalizzazione di determinate nazionalità di migranti. Preoccupanti sono poi gli effetti che ne possono seguire. Abbiamo visto accadere in Italia il determinarsi di un clima di caccia alle streghe nei confronti dei cittadini rumeni e Rom, con tanto di spedizioni punitive: perfino i bambini nelle scuole sono stati oggetto di scherno e di maltrattamenti. La domanda di sicurezza è ovviamente legittima, ma non possiamo cadere nella trappola delle polemiche e delle strumentalizzazioni create ad arte per alimentare odio e xenofobia per meri fini di parte. Se la politica riprendesse la strada dell'oggettività saprebbe indicare all'opinione pubblica che l'Italia non è un paese stracolmo di migranti delinquenti. Certamente l'immigrazione è una materia che necessita un coordinamento europeo, ma non si può evocare l'Europa solo per limitare la libertà di movimento dei migranti. C'è poi da biasimare il ruolo del Commissario Franco Frattini, che non ha perso occasione per stare dentro alle polemiche politiche nazionali esprimendo giudizi contrari alle direttive europee. Sarebbe più utile che il Commissario proponesse serie politiche di integrazione, per esempio partendo dall'aumento delle risorse dei fondi di integrazione e dalla necessità di liberare le politiche nazionali di accoglienza dai vincoli del patto di stabilità, come già è stato fatto per le politiche di sicurezza. Assai importante è anche spingere per un coordinamento e un rafforzamento degli strumenti giudiziari e di polizia per colpire la criminalità organizzata e la tratta degli esseri umani, un reato odioso che è ormai a dimensione transnazionale. La discussone sull'applicazione della direttiva 2004/38/CE è l'ambito giusto in cui riportare il dibattito sull'espulsione dei cittadini rumeni nel suo corretto ambito legislativo, è l'occasione per ribadire come la libera circolazione dei cittadini rumeni sia un diritto inalienabile di cittadinanza europea. La direttiva è chiara: non
si possono allontanare le persone in via preventiva, ma bisogna
valutare la responsabilità personale e da questo dato
si dovrà ripartire perché il decreto del governo
sia in linea con la tradizione europeistica del nostro paese. |