Romania: no a logiche emergenziali

U. Guidoni - pubblicata da la Rinascita il 15 novembre 2007

La morte di Giovanna Reggiani, aggredita brutalmente da un cittadino rumeno, è motivo di grande dolore e partecipazione, come avviene tutte le volte che una donna viene sottoposta a violenza. Una sofferenza simile si prova quando i migranti muoiono annegati nel Mediterraneo per giungere in Europa. La condanna di queste violenze sui più deboli viene dal cuore, prima ancora che dalla ragione. Proprio per questo occorre fare attenzione e ricondurre tutta la vicenda dentro un piano di civiltà giuridica che non può essere piegata alle emozioni o alle logiche emergenziali: lo stato di diritto impone che la responsabilità penale sia individuale e non attribuibile a categorie collettive.
Il decreto approvato con urgenza dal governo sull'allontanamento dei cittadini comunitari è una limitazione alla libertà di movimento garantita all'interno dell'Unione Europea e rischia di rappresentare un precedente pericoloso per la criminalizzazione di determinate nazionalità di migranti. Preoccupanti gli effetti che ne sono seguiti, con la stigmatizzazione dei cittadini rumeni e il determinarsi di un clima da caccia alle streghe, con tanto di spedizioni punitive nei confronti dei rom. Irresponsabilmente, si è passati in poche ore dalla condanna di un reato, gravissimo, compiuto da un singolo, alla colpevolizzazione collettiva di un intero gruppo etnico, di un'intera popolazione, migrante, povera, già oggetto di stigma e persecuzione sociale.
La domanda di sicurezza è ovviamente legittima. Ma non possiamo cadere nella trappola delle strumentalizzazioni e della xenofobia creata ad arte per alimentare odio e polemiche che spesso hanno solo meri fini politici. Se la politica e l'opinione pubblica riprendessero la strada dell'oggettività, scoprirebbero che l'Italia non è poi quel Paese stracolmo di immigrati delinquenti che descrivono. Il recente rapporto della Caritas sull'immigrazione in Italia dimostra, in modo inequivocabile, che il numero dei reati commessi dai cittadini stranieri regolari è di gran lunga inferiore a quello dei cittadini italiani e pertanto qualsiasi allarmismo è assolutamente fuori luogo. L'Italia è poi uno dei paesi meno violenti del mondo. Nel 2006 ci sono stati 621 omicidi (tasso dell'1,05 per 100.000 abitanti) contro i 12.658 degli Stati Uniti (tasso del 5,9). In Europa solo l'Austria (0,9) ha un numero di omicidi più basso. Roma è una delle città più sicure al mondo con un tasso di 1,7 omicidi per 100.000 abitanti l'anno, contro Londra che ne ha 2,2 e New York 16.
In questi giorni, in molti hanno tirato in ballo l'Europa. Ma quello che è accaduto, non è certo attribuibile all'Europa allargata, a Schengen o alle direttive europee sulla libertà di circolazione all'interno dell'UE. Così come non saranno le ventilate (e contrarie alle normative UE) espulsioni collettive la soluzione al problema della criminalità. Ci sono problemi che vengono da lontano, che meriterebbero un approccio meno superficiale, che non si possono affrontare con un decreto emanato in tutta fretta per quietare l'opinione pubblica.
Certamente l'immigrazione è una materia che necessita un coordinamento europeo. Ma non si può evocare l'Europa solo per limitare la libertà di movimento dei migranti mentre i governi nazionali scelgono di non delegare alla UE le competenze sull'immigrazione regolare.
E' stato poi preoccupante il ruolo esercitato da Franco Frattini, il quale, scegliendo di essere il Commissario alla sicurezza piuttosto che alla libertà, non ha perso occasione per stare dentro le polemiche politiche nazionali. Sarebbe più utile che la Commissione europea proponesse serie politiche d'integrazione, per esempio partendo dall'aumento delle risorse del fondo d'integrazione e dalla necessità di liberare le politiche nazionali di accoglienza dai vincoli del patto di stabilità, come già avviene per le politiche di sicurezza.
Questa settimana il Parlamento Europeo ha discusso dell'applicazione della Direttiva 38/2004 che definisce il diritto dei cittadini dell'Unione Europea a soggiornare negli Stati membri, riportando il dibattito sull'espulsione dei cittadini rumeni nel suo corretto ambito legislativo. E' stata anche un'occasione per ribadire come la libera circolazione dei cittadini comunitari sia un diritto inalienabile della cittadinanza europea. Da questo dato si dovrà ripartire perché il decreto del governo sia in linea con la tradizione "europeista" del nostro paese.


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